Quote riservate

In questo momento in cui il nuovo statuto del Politecnico di Torino sta per essere sottoposto a consultazione referendaria provo ad analizzare alcune norme ispirate alle pari opportunità. In particolare ci sono norme che definiscono delle quote sia per il CdA che per il Senato Accademico, mi concentro su queste ultime.

Lo statuto, relativamente all’elezione dei membri del Senato Accademico, recita:

Per i componenti di cui a punti b) e d) le candidature devono necessariamente comprendere almeno due candidati per ciascun genere, per ciascuna fascia o tipologia.

Dove i punti in questione sono:

b)  nove rappresentanti dei professori e ricercatori a tempo indeterminato;

d)  due rappresentanti del personale tecnico-amministrativo;

In questa norma si riscontrano diversi problemi che elenco brevemente e discuto più approfonditamente in seguito:

  • la formulazione è ambigua,
  • il concetto delle quote rosa è discutibile in se,
  • l’applicazione delle quota alle candidatura può portare ad effetti perversi,
  • l’impatto pratico potrebbe essere pressochè nullo.

Dati questi limiti ritengo non abbia senso la presenza di una disposizione di questo tipo nello statuto.

Segue un’analisi più dettagliata…

Ambiguità

Due sono le ambiguità riscontrabili nel breve periodo in questione:

  • cosa si intende per “tipologia”?
  • qual’è l’interpreatazione logica del costrutto “almeno due candidati per ciascun genere, per ciascuna fascia o tipologia“?

Per quanto riguarda il primo dubbio, dai periodi precedenti nello statuto si potrebbe dedurre che probabilmente la tipologia può essere “docente” oppure “tecnico-amministrativo”, ma non è scontato.

Per quanto riguarda il secondo punto. Se ci si ferma alla parola “fascia”, si può intuire (ma non è scontato) che la “,” significhi E (AND), ovvero per ogni combinazione di genere (M,F) e fascia (I,II,Ric) ci siano almeno due candidati. Quindi: 2 candidati maschili per la I fascia, 2 candidati femminili per la I fascia, 2 candidati mashili per la II fascia …. 2 candidati femminili per i Ricercatori.

Diventa più difficile capire il ruolo della “o”: parrebbe essere in alternativa alla fascia. In tale ipotesi significa che è sufficiente avere due candidati per ogni combinazione di genere (M,F) e fascia (I,II,Ric)  oppure di genere (M,F) e tipologia (Docenti, TA). Quest’ultima condizione è ovviamente molto meno vincolante.

Forse poteva essere nelle intenzioni di chi ha proposta tale comma che per la tipologia docenti ci fossero almeno due candidati per genere e per fascia, e per la tipologia tecnici-amministrativi ci fossero alemno due candidati per genere. Ma non è quello che è scritto.

Concetto

Il concetto stesso di “quota rosa” è contestabile. E’ mia convinzione che la parità non si raggiunge obbligando ad includere persone di entrambi i generi ma favorendo una cultura che sfrutti le potenzialità di tutti.

Ma a parte le mie convizioni, esiste evidenza empirica che forzare delle quote in un contesto in cui, per altri versi, non esiste una cultura e una pratica della parità porta a risultati negativi: il rischio è quello di portare persone inesperte all’interno di organi decisionali. Questo perchè le quote si applicano agli organi alti mentre ai livelli intermedi, quelli in cui si acquisisce esperienza, non c’è una presenza equilibrata.

Come fatto notare recentemente dall’Economist, è necessario avere un contesto che, tramite la flessibilità delle modalità di lavoro e di networking, permetta di far crescere delle classi dirigenti femminili.

Declinando il problema nei limiti del Politecnico, sono convinto che sarebbe molto più utile far evolvere l’ottima esperienza del Policino da un semplice babyparking in un nido / materna completo. O anche promuovere o agevolare iniziative tipo estate-ragazzi. Ci sono molti modi.

Applicazione alle candidature

Stanti tutti i limiti sopra evidenziati al concetto di quote rosa, esse normalmente sono applicate alla composizione degli organi di governo, mentre nella disposizione statutaria in esame tali quote sono applicate alle candidature.

E’ quindi una versione annaquata delle quote nei CdA si società quotate e con partecipazione che sono state deliberate per legge nel Giugno di quest’anno.

Paradossalmente potrebbero emergere delle candidature “civetta” mirate al formale soddisfacimento della norma e non all’elezione. Questo potenziale effetto invece di favorire la parità sarebbe in assoluto contrasto con l’idea stessa.

Impatto pratico

In analogia con quanto avvenuto in passato, è ragionevole attendersi che le elezioni si tengano almeno tre mesi prima della scadenza del mandato (come previsto dal regolamento elettorale attuale), ovvero durante il mese di Giugno: questa è la scadenza fondamentale che vincola tutti i tempi per le elezioni.

Quindi si potrebbe avere un’indizione delle elezioni circa un mese e mezzo prima della data delle elezioni, questo periodo includerebbe:

  • 4 settimane per la presentazione delle candidature (con assemblea)
  • 1 settimana per eventuale riapertura dei termini secondo la disposizione in esame
  • 1 settimana vuota prima delle elezioni

In pratica se non si raggiungono le quote di candidature stabilite, queste possono essere raccolte per un’altra settimana a poi, qualunque sia l’esito, le elezioni avvengono come programmato.

All’atto pratico la disposizione obbliga ad aggiungere una periodo aggiuntivo nel calendario elettorale. Ma il raggiungimento o meno delle quote di candidature non ha alcun impatto concreto sulle elezioni.

Conclusioni

A parte la discutibilità dell’idea stessa di quote rosa, l’applicazione alle candidature può condurre a risultati aberranti ed opposti alle intenzioni originali.

La formulazione adottata nello statuto è molto più lasca di quanto probabilmente inteso e le conseguenze pratiche sono praticamente irrilevanti.

Perchè allora inserire tali norme che hanno l’unico effetto di complicare lo statuto?

Sottolineo che queste non sono le uniche norme che dovrebbero scomparire dallo statuto, ma rappresentano un esempio significativo.

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