Novantanove per cento

Noi siamo il 99% è lo slogan che è partito dal movimento Occupy Wall Street ed è poi stato adottato dalle proteste diffuse in tutto il mondo degli indignados ed è stato adottato anche dalla protesta italiana con le manifestazioni del 15 Ottobre 2011 (ad esempio dagli studenti).

L’origine dello slogan è nel fatto che l’1% della popolazione detiene una larga parte delle ricchezze, che lo stesso 1% (o forse meno) è l’unico ad aver consistentemente conseguito grossi vantaggi negli ultimi 30-40 anni, che quell’1% condiziona le politiche dei governi a proprio favore e a discapito del restante 99%.

Credo sia facile essere d’accordo con questi sintomi, ma se ci spostiamo sulla diagnosi….

Appena si entra nel dettaglio iniziamo a dover fare dei distinguo e a rifiutare posizioni populiste e/o estremiste.

Ad esempio le disuguaglianze di ricchezza sono la causa della crisi, afferma tal Rampini di Repubblica, noto plagiatore, ma tale visione è stata smentita anche dallo stesso Krugman, uno degli idoli di Occupy Wall Street. Esistono tuttavia varie evidenze sul fatto che una società più uguale è anche una società migliore (si veda Richard Wilkinson su TED).

Se poi passiamo alla terapia ed alla prognosi allora le cose si complicano ulteriormente, si osservano posizioni estremiste che portano a default più o meno controllato.

Una situazione analoga l’ho vissuta molto da vicino l’anno scorso con il movimento di resistenza al disegno di legge Gelmini:

  • tutti (il 99%) ci trovavamo concordi nel criticare il DdL
  • sull’identificare i punti critici non c’era tutta questa unità, tanto per citare due episodi:
    • un tentativo fatto dai rappresentanti dei Ricercatori in Senato Accademico e CdA del Politecnico di Torino di proporre un documento è stato duramente criticato come un voler scendere a patti con il nemico: il DdL sarebbe stato da rifiutare in toto
    • in un incontro con alcuni giornalisti sono emerse anche due diverse posizioni di critica alla presenza di esterni in CdA: chi parlava di deriva aziendalista e chi invece ravvisava il rischio di lottizzazione politica
  • sulla linea di azione da tenere poi c’è stata molta divisione: chi sosteneva l’astensione dai compiti didattici non obbligatori e chi invece vedeva in tale azione un danno agli studenti, che sarebbero state doppiamente vittime del DdL

In questo contesto mi sono trovato sistematicamente (tranne quando ero nel 99% degli scontenti) dal lato della minoranza, ed ho sempre ravvisato posizioni populiste, e talvolta interessate tra la restante parte del 99%.

Ecco, un po’ mi riconosco nel Moretti di questa scena

http://www.youtube.com/watch?v=cvrRF6un-NU

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