Piano straordinario per il reclutamento di professori associati

Il piano straordinario è lo strumento introdotto per ovviare ad alcuni problemi della legge Gelmini (Legge 240/2010) legati all’esaurimento del ruolo dei Ricercatori a tempo indeterminato e alla conseguente potenziale competizione con le nuove figure previste dalla legge (RTD), per l’acceso al ruolo di Professore di II fascia.

Il piano (art. 29, comma 9) prevede i seguenti stanziamenti:

  • 13 M EUR per il 2011 (confermato nel DM 439/2011)
  • fino a 93 M EUR per il 2012
  • fino a 173 M EUR per il 2012
Update 11/1/2012: ho fatto alcune aggiunte e modifiche perché il Ministro ha inviato il 28/12 una lettera ai Rettori in cui dettaglia un po’ di cose. Lascio quanto scritto prima ma cancellato.

Impiego

Il finanziamento, indicato su tre anni, in realtà deve essere esteso anche per il futuro perché deve coprire il costo della nuova posizione per tutta la vita lavorativa.

Perciò sebbene il finanziamento paia in crescita esponenziale, in realtà la crescita si ha solo tra il primo ed il secondo anno. Infatti per ogni anno, dal secondo anno in poi, il finanziamento deve incrementarsi perché corrisponde agli stipendi dei professori assunti negli anni precedenti più gli stipendi di coloro assunti nell’anno in corso:

In pratica il finanziamento corrisponde alle seguenti posizioni:

  • 2011: nuovi PA per 13 M EUR per due mesi (consolidati in 78 M EUR per anno)
  • 2012: nuovi PA per 15 80 M EUR per due mesi (consolidati in 90 M EUR per anno)
  • 2013: nuovi PA per x 80 M EUR per due mesi (consolidati in 6 * x M EUR per anno) dove x ≤ 5 se si rispetta il limite di 173 M EUR indicato nella legge.

In pratica si avrebbero, considerando il costo consolidato annuale, e facendo riferimento all’anno di primo finanziamento (puramente teorico, infatti il 2011 è finito senza che fossero neanche definite le regole per l’abilitazione nazionale) i seguenti stanziamenti:

  • 2011: nuovi PA per 78 M EUR
  • 2012: nuovi PA per 90 M EUR
  • 2013: nuovi PA per 30 M EUR (al più)

Una tale scelta appare sciagurata perché invece di mantenere un flusso costante di ingressi, nel 2013 verrebbe (al meglio) ridotto a 1/3, proprio a metà del periodo di 6 anni prima che arrivino i primi RTD a competere per le posizioni da PA.

Chiaramente dipende molto dal costo di un PA, la nota parla di frazioni di POM (il cui valore è  126 270 EUR) e dal tipo di reclutamento viene fatto, ci sono due possibili casi:

  • progressione di carriera interna: un ricercatore in servizio presso l’ateneo cambia ruolo e diventa associato, in tale caso il costo è la differenza dei costi; osservando le tabelle degli scatti la differenza di costo media annuale lungo la vita lavorativa tra un Ricercatore ed un PA è tra 20K EUR e 25 K EUR, in funzione dell’età di passaggio 0.7 – 0.5 = 0.2 POM = 25254 EUR;
  • assunzione: viene assunto un nuovo PA non precedentemente in servizio presso l’ateneo, in tal caso il costo medio annuo lungo la vita lavorativa è di circa 70 K EUR in tal caso si tratta di 0.7 POM = 88389 EUR.

Il costo è da considerare come carico dell’ateneo non solo dal momento della presa di servizio del PA, ma anche nel momento in cui si avvia la procedura di reclutamento:

  • nel caso di un bando aperto, non è possibile sapere in anticipo se il vincitore sarà un interno (progressione) o un esterno (assunzione), perciò l’ateneo che bandisce la posizione deve preventivare il costo pieno (70 88 K EUR), è questo il caso delle procedure secondo l’art. 18;
  • nel caso di una valutazione, come avviene per la procedura definita dall’art.24 comma 6, la persona valutata è già in servizio presso l’ateneo (progressione), quindi è possibile mettere a preventivo un importo ridotto (da 20 a 25K EUR).

Vincoli

Tornando agli stanziamenti del piano straordinario, occorre considerare che l’art. 18 comma 4 prevede che:

Ciascuna università statale, nell’ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell’ultimo triennio non hanno prestato servizio […] nell’università stessa.

L’altro vincolo è quello introdotto dall’art. 24 comma 6:

A tal fine le università possono utilizzare fino alla metà delle risorse equivalenti a quelle necessarie per coprire i posti disponibili di professore di ruolo.

Questo significa che il 50% dei fondi può essere utilizzato per i bandi ex art. 24 comma 6 ed il restante 5o% deve essere utilizzato per bandi ex art. 18, di questi ultimi almeno il 40% (il 20% del totale) una parte devono essere riservati ad esterni. Quindi fino al 60% dei vincitori dei bandi aperti possono essere interni, in tale caso il costo effettivo sarebbe inferiore a quello preventivato a budget di 45 63 K EUR (= 7088K – 25K) per ogni vincitore interno. Quindi all’atto della presa di servizio, quando si prende atto che si tratta di una progressione e non di un’assunzione, viene liberato un residuo utilizzabile per altri bandi dello stesso tipo.

Quale sia esattamente la quota è difficile da definire, si danno due casi:

  1. la legge (almeno un quinto dei posti disponibili) sembra riferirsi alle posizioni dei bandi
  2. la lettera del ministro (almeno un quinto delle risorse disponibili) sembra riferirsi ai costi

In pratica

Con riferimento alle quote previste dal piano il numero di posizioni bandibili può essere riassunto come segue:


Quota Interni Art. 24 c 6 Esterni Art. 18
Quota Pos.

Quota

Pos.

Esterni


Residuo


78 M EUR

39 M

1544

39 M

441

 177 o 397

2.7M o 16.7M

90 M EUR

45 M

1781

45 M

509

 204 o 458

3.2M o 19.2M


Teoricamente, considerando i residui, con gli stanziamenti dei due anni, si potrebbe arrivare ad un totale di ricercatori pari a 4512 o 5697.Il residuo che può ovviamente essere utilizzato solo per bandi ex art.18, quindi corrisponde a potenziali 42 bando nel primo anno e 220 nel secondo e terzo anno. Tali bandi potrebbero essere vinti tutti da interni e dare origine a ulteriori residui utilizzabili per altri bandi, etc. fino che a che il residuo totale è superiore a 70 K EUR.

Il problema è che i tempi di un bando aperto sono relativamente lunghi ed è improbabile che in un anno di possano fare più di due bandi, quindi una quota delle risorse andrebbe riportata sull’anno successivo, ammesso che il ministero sia coerente con quanto deciso recentemente di consentire la spesa nell’anno successivo.

Un punto chiave essenziale è come garantire le risorse per gli esterni. Tra le varie possibilità due sono quelle più significative:

  • a priorialcuni bandi (un certo numero di posizioni in alcuni SSD) vengono riservati ad esterni, una soluzione di questo tipo ha due problemi:
    • sfiora l’illegittimità, infatti come è possibile impedire ad un ricercatore in servizio presso l’ateneo di partecipare ad un concorso solo in base all’ateneo in cui è in servizio?
    • anche prescindendo dal precedente problema, da un punto di vista di politica interna quali criteri si possono adottare per scegliere quali bandi sono riservati ad esterni? Questa scelta ridurrebbe le possibilità di progressione di carriera interna per i ricercatori in quel settore.
  • a posteriori si verifica che almeno il 20% delle risorse siano utilizzate per esterni ai ruoli dell’ateneo, tuttavia se questo requisito non fosse verificato, ovvero se ci fosse molti (o tutti) vincitori interni si dovrebbero escludere dalla presa di servizio alcuni vincitori delle valutazioni: questa situazione sarebbe ancora più paradossale e sicuramente non praticabile.

In conclusione non credo esista un metodo pratico e legittimo per garantire il 20% di esterni. Condizione che porterebbe comunque ad un uso poco ottimizzato e dilazionato delle risorse stanziate per il piano straordinario.

La speranza è che prevalga il buon senso: un piano straordinario non può rientrare nella programmazione ordinaria e quindi la quota del 20% non dovrebbe applicarsi a quei fondi…

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6 thoughts on “Piano straordinario per il reclutamento di professori associati

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    • Grazie per la soluzione dell’equazione!
      Mea culpa: non avevo letto la relazione tecnica…

      Questa informazione aggiuntiva rinforza le mie convinzioni.

      Parametrare gli investimenti sui due mesi finali degli anni ’11, ’12, e ’13 oltre limitare il piano straordinario ai tre anni quando il transitorio è di 6 equivale ad aprire e chiudere il rubinetto con uno scalda acqua istantaneo: qualcuno si scotta e qualcun altro farà una doccia fredda.

      Il fatto che ci siano risorse residue fa presumere che l’intenzione iniziale corrispondesse alla mia stima originale (13 M EUR costo per tutto l’anno 2011) e poi, visti i ritardi dei decreti attuativi, con un colpo di finanziamento creativo si sia rivisto tutto pensando ai 2 mesi finali dell’anno.

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