Le colpe dei baroni ricadranno sui liberi ricercatori

Nell’assegnazione del piano straordinario per la chiamata dei professori associati, alcune università non-virtuose sono state escluse. Questo significa che in questi atenei non sarà possibile per i ricercatori transitare nel ruolo di professore associato. Le stesse università inoltre non potranno procedere ad alcun tipo di assunzione (neanche di altre figure e.g. Ordinari o Amministrativi).

Avviene che le università non-virtuose, quelle che negli anni passati hanno gestito in maniera non sufficientemente oculata le risorse a disposizione, si ritrovano con una spesa per il personale (gli stipendi) che supera il 90% del finanziamento ministeriale (FFO). Un po’ semplificando, secondo l’opinione pubblica sono quegli atenei in cui i baroni hanno operato nel breve termine, pensando alla carriera dei propri vassalli e valvassori, senza curarsi del medio e lungo periodo (quello che viviamo oggi).

Il quadro

Secondo il Decreto Interministeriale 15 dicembre 2011 risultano 16 atenei che sono stati esclusi dalla ripartizione dei fondi del Piano straordinario, come si può facilmente desumere dagli zeri nella tabella di ripartizione.

Adesso, in quelle università non-virtuose, i liberi ricercatori (quelli non sponsorizzati da alcun barone) ma anche i più giovani tra i valvassori, si ritrovano privati delle prospettive di carriera. Viceversa le università virtuose si avvantaggiano delle quote non distribuite a quelle non-virtuose.

Esiste un altro aspetto non trascurabile, le università virtuose potranno (e probabilmente lo faranno) massimizzare la proporzione di progressioni di docenti interni (ricercatori che passano al ruolo di associato) rispetto al reclutamento di docenti esterni (che arrivano da altri atenei) per questi semplici motivi:

  • le progressioni costano molto di meno, quindi a parità di costo si ottengono molti più passaggi;
  • c’è (ci sarà) una ovvia pressione interna dei ricercatori (ruolo ad esaurimento) per essere “stabilizzati” in un ruolo non ad esaurimento.

Esiste quindi un futuro abbastanza nero per i ricercatori che lavorano nel 27% (16 su 59) delle università pubbliche. E potrebbe allargarsi il numero dei ricercatori “sfortunati” se nelle prossime assegnazioni si utilizzasse la situazione al 31/12/2011 invece che 2010.

Questi ricercatori li definisco “sfortunati” perché di fatto lo stato delle finanze dei loro atenei non dipende da loro, che sono in fondo alla catena delle responsabilità, ma dei professori (baroni o no) che hanno governato negli anni passati, oltre che di una serie di governi che hanno talora incentivato o quantomeno tollerato comportamenti non sostenibili nel lungo periodo.

Alcune considerazioni

Una misura strutturale nazionale, pensata per accompagnare il transitorio verso una condizione completamente nuova in cui i Ricercatori a tempo indeterminato saranno un ruolo ad esaurimento, logicamente si situa al di fuori della programmazione ordinaria.

Questo ha due implicazioni:

  • i fondi del piano dovrebbero essere utilizzati esclusivamente per delle progressioni, quindi non si dovrebbe applicare l’obbligo di riservare le risorse corrispondente ad un quinto dei posti per personale esterno (ex art.18 comma 4, L.240/2010).
  • lo stato finanziario degli atenei è assolutamente indipendente da un transitorio introdotto dalla legge, quindi non ha alcun senso l’esclusione delle università non virtuose.

Ritengo sbagliata la linea del Ministro che avendo penalizzato i ricercatori delle università non-virtuose, ora spinge perché una larga parte dei concorsi sia rivolta ad esterni, ma prima delle abilitazioni nazionali: la toppa è peggio del buco.

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