Corsi di studio e legge di Conway

Martedì scorso (16 Ottobre) al Politecnico di Torino, dopo varie traversie e pieghe dei regolamenti, si è concluso, almeno a livello formale di organi, la transizione dalle Facoltà (pre-Gelmini) ai Collegi dei Corsi di Studio (la declinazione PoliTo della legge).

Nella situazione precedente cinque (5) Facoltà gestivano la didattica ed il coordinamento veniva attuato tramite il collegio dei presidi (5 persone + il rettore). In quella futura 15 collegi gestiscono la didattica e si coordinano in un comitato di ateneo presieduto dal vice-rettore per la didattica. Questa struttura servirà a gestire e coordinare 60 corsi di laurea, 28 triennali e 32 magistrali.

Il mio timore è che questa architettura organizzativa, secondo quanto previsto dalla legge di Conway non sia la soluzione ottimale.

La legge di Conway

Si tratta, in effetti, di una congettura formulata da Mel Conway in un articolo del 1968 che recita:

Ogni organizzazione che progetti un sistema produrrà inevitabilmente un design la cui struttura è una copia della struttura comunicativa dell’organizzazione.”

Melvin E. Conway “How Do Committees Invent?” Datamation 14(4), April 1968

La tesi, inizialmente è stata concepita relativamente ai progetti di sviluppo software tramite argomentazione, ma successivamente è stata fornita evidenza empirica della sua validità in uno studio della HBS.

La chiave di questa legge è la difficoltà di comunicazione e quindi di coordinamento inter-team. Questa avviene perché le strutture di governo, le procedure di soluzione dei problemi ed i pattern di comunicazione vincolano lo spazio di ricerca delle soluzioni.

Possibili conseguenze

Cosa avviene applicando la legge di Conway alla nuova organizzazione della gestione didattica ed al prodotto offerta formativa?

Il passaggio da una struttura di gestione della didattica che contava, al primo livello, 5 grosse entità ad un’altra che ne conta 15 riduce in maniera esponenziale lo spazio delle soluzioni naturalmente disponibile.

Ovvero se devo decidere come modificare un corso di studi la tendenza è quella di cercare risorse all’interno del collegio piuttosto che all’esterno. Questa possibile tendenza ha due conseguenze principali:

  • sul piano culturale si favoriscono corsi di studio chiusi in se stessi e meno inter-disciplinari,
  • sul piano delle risorse si riducono le possibili sinergie ed economie di scala.

Queste tendenze possono ovviamente essere evitate con un forte intervento dall’alto che le contrasti e disincentivi. A questo punto il rischio è però quello di imporre soluzioni univoche (one-size-fits-all) che possono mortificare le specificità culturali ed organizzative dei diversi settori. La conseguenza immediata sarebbe il malcontento ed un ulteriore incentivo alla chiusura in se stessi.

Conclusione

Un’architettura didattica di questo tipo si fonda sulla forza e sensibilità del vertice che, se anche presente nelle persone in carica in un dato momento storico, non garantiscono la robustezza dell’impianto.

In generale, sono convinto che progettare un sistema complesso ed articolato che conti troppo sulle caratteristiche dei singoli porti a soluzioni non ottimali, deboli e tendenzialmente non durature.

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