Democrazia diretta

In questi giorni ho letto molti commenti sull’approccio del M5S. Una critica che condivido è quella che contrappone l’approccio monolitico ed assolutista alla complessità del reale ed alla necessità di mediare; in questo filone ho apprezzato l’arguto Gramellini ma anche il post su Il Mondo di Galatea.

Tuttavia un aspetto che non è stato toccato se non marginalmente è quello del mito della democrazia diretta: non decidono i rappresentanti eletti ma è la base che decide ed i rappresentanti semplicemente riportano.

Questo modo di procedere, tuttavia, ha una serie di controindicazioni pratiche che si dimenticano facilmente:

  • è necessaria la possibilità di comunicazione rapida tra i rappresentanti ed i rappresentanti (la base): se è vero che internet e le tecnologie associate permettono questo è anche vero che solo l’80%  della popolazione accede ad internet (fonte audiweb): questo significa che 1/5 della popolazione non ha voce. Il rischio concreto è quello di un restringimento del suffragio di fatto;
  • il tempo di risposta della base a fronte di un’interrogazione, tuttavia solo il 25% della popolazione accede quotidianamente ad internet (fonte audiweb), quindi difficilmente è in grado di replicare a stretto giro alle richieste dei rappresentanti. Se aspettiamo che le persone si connettano a internet e rispondano, i tempi per legiferare rischiano di ampliarsi a dismisura;
  • per poter decidere su una questione è necessario comprendere il problema, sono quindi necessarie delle conoscenze specifiche, altrimenti la risposta della base è una opinione basata su sensazioni personali, dai sentimenti, dalle influenze subite, o qualunque altra cosa, tranne una valutazione seria e informata. Purtroppo le conoscenze non si acquisiscono per magia ed in un paese che ha percentuali di laureati sotto qualunque media mondiale o europea (fonte: OCSE Education at a Glance 2012) non si può dire siano molto diffuse. Per decidere che medicina prendere facciamo un sondaggio tra i conoscenti oppure chiediamo ad un medico?
  • anche ammesso che le conoscenze possano essere acquisite leggendo i documenti, la base dovrebbe dedicare molto tempo a studiare per poter fornire un parere informato e solido. Paradossalmente la base dovrebbe dedicare così tanto tempo a studiare che non avrebbe più tempo di condurre una vita normale: invece di avere solo i politici, tutta la base condurrebbe una vita avulsa dalla vita reale.

In conclusione la democrazia diretta non è solo una questione di tecnologia (sostanzialmente disponibile) e di sua diffusione (ancora da venire). Riguarda anche le conoscenze/competenze (non particolarmente diffuse) e  la disponibilità di tempo (limitata dalle leggi delle fisica); queste ultime due possono essere agevolate dalla tecnologia ma non quanto necessario.

Per questo io voglio (a tutti i livelli) una democrazia rappresentativa trasparente in cui io possa affidare ad una persona di cui mi fido le decisioni e successivamente abbia i mezzi per verificare (su pochi selezionati argomenti) se ho ben riposto la mia fiducia.

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