Aprire ai giovani (senza demagogia)

Oggi c’è il convegno di ROARS sul tema “Politiche della ricerca e della formazione terziaria in Europa: le sfide per l’Italia”.

Leggo il seguente live-tweet:

A caldo la considerazione che mi viene da fare è che si tratta di semplice demagogia se non si spiega nei dettagli come fare.

Stante l’attuale legislazione, principalmente la Legge 240/2010, l’accesso di nuovi ricercatori può avvenire secondo due tipologie a) e b). In entrambi i casi un piano straordinario avrebbe effetti dirompenti.

Se vengono creati posti da ricercatori di tipo a) di fatto stiamo creando un massiccio precariato, trattandosi di posizioni a tempo determinato ed il problema sarebbe solo rinviato.

Se invece si creano posizioni di tipo b) di fatto si assesta una significativa mazzata ai ricercatori in quanto nel giro di pochi anni questi giovani (sicuramente meritevoli) diventeranno associati di fatto scavalcando la maggioranza degli attuali ricercatori che da anni svolgono ricerca e didattica e di fatto mandano avanti l’università e sono in attesa da anni di una possibilità di carriera.

Questo è il risultato di una sciagurata legge che ha messo ad esaurimento una categoria (i ricercatori a tempo indeterminato) trascurando il transitorio e della gestione pessima dell’unico meccanismo pensato per il transitorio: il piano straordinario per i professori associati.

Onestamente non so quale sia la soluzione per uscire da questo pantano.

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3 thoughts on “Aprire ai giovani (senza demagogia)

  1. Non sono esperto, forse il mio pensiero e’ ingenuo, ma l’unica manovra che mi viene in mente per “uscire dal pantano” e’ la reintroduzione dei RTI (lo stanno pensando anche in Germania), con un controllo sulle assunzioni e una piu’ efficiente revisione/ripartizione delle reponsabilita’ di didattica e ricerca (qualcosa di simile alla divisione delle carriere menzionata in un commento su un tuo post precedente).

    La reintroduzione dei RTI non forzerebbe cosi tutti gli RDT a concentrarsi sull’abilitazione da associati (peraltro, concordo, mal gestita)

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