Dagli all’università

Periodicamente qualche esperto decide di prendere di mira il sistema Universitario Italiano, addossandogli colpe e responsabilità che non ha. Molto spesso si tratta di economisti che argomentano sulla base di dati di dubbia validità se non chiaramente manipolati.

Più subdolo è il caso di dati sostanzialmente buoni ma interpretati sulla base di modelli fallati. È questo il caso di un recente articolo intitolato “A cosa serve la paghetta di Stato, se le università fanno schifo?” di .

I contenuti dell’articolo

La “paghetta di stato” del titolo non è tra gli argomenti trattati dall’articolo, invece lo è l’università ritenuta colpevole del basso tasso di occupazione dei giovani con un titolo di studio terziario nella fascia 25-34. (L’educazione terziaria corrisponde a Laurea e Laurea Magistrale nell’attuale ordinamento universitario).

Il problema, illustrato in questo grafico (ridisegnato sugli stessi dati), esiste ed è particolarmente grave.

EmploymentRedesign

La parte centrale dell’articolo segue il ragionamento seguente:

  1. le competenze di “literacy” e “numeracy” degli Italiani (misurate dall’indagine OCSE PIAAC) sono inferiori a quelle degli altri paesi OCSE, e lo sono anche in particolare quelle di coloro che possiedono un’educazione terziaria,
  2. la causa del basso livello di occupazione di chi possiede un’educazione terziaria è proprio tale limitato livello di competenze,
  3. la colpa del basso livello di competenze è degli enti che erogano l’educazione terziaria, ovvero delle università

ergo: l’Università Italiana fa schifo!

Quindi oltre a non essere capace di fare ricerca (mito smontato più volte) apparentemente l’Università italiana non è neppure capace a insegnare….

…o così vogliono farci credere.

Gli errori dell’articolo

Tutti i tre passi del ragionamento precedente sono errati:

  1. Prendendo per buoni i tassi di occupazione citati dall’articolo (anche se non è menzionata la fonte), essi si scontrano con quanto risulta dall’indagine OCSE PIAAC.
    Nel dettaglio, osservando i dati disponibili sul sito OCSE (in particolare il file Prgitap1.csv), risulta che tra chi possiede un’educazione terziaria il tasso di occupazione è del 77.8%, contro il 61.9% riportato nel grafico. Il valore è sicuramente più basso di Germania e Francia ma trarre qualunque conclusione incrociando dei dati così incoerenti appare quantomeno azzardato.
  2. Assumere che la causa del basso tasso di occupazione di chi possiede un titolo terziario sia da imputare al basso livello di competenze è tutto da discutere.
    In particolare in un paese in cui l‘investimento in ricerca e sviluppo nel settore privato non è certo tra i più alti.
  3. Le competenze misurate dall’indagine PIAAC sono quelle utilizzate dagli adulti in diversi contesti di vita, non sono competenze particolarmente avanzate e sicuramente non costituiscono gli obiettivi formativi dei corsi di studio terziari.
    Il fatto che le competenze siano solitamente più elevate in colore che possiedono un’educazione terziaria non è il risultato dell’educazione, al più è una causa: chi ha competenze più elevato proseguirà negli studi con maggiore probabilità.
    Quindi imputare all’università la responsabilità del basso livello di competenze è una vera e propria fallacia logica (post hoc ergo propter hoc).

In pratica nessuno dei tre punti del ragionamento presentato nell’articolo sta in piedi.

Nonostante il titolo ad effetto e la (apparente) sicurezza argomentativa, si tratta di uno dei tanti infondati attacchi all’università.

 

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