Ironia d’altri tempi

Ascoltavo ieri Giorgio Bocca intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa. La prima impressione era quella di una certa lentezza o, forse meglio, inerzia a replicare alle domande e battute dell’intervistatore; ma quel che emergeva era, per me, una sensazione strana e indefinibile.

Poi verso la fine dopo aver ascoltato un paio di battute ironiche di Bocca ho realizzato cos’era quella sensazione: aveva lo stesso modo di scherzare e di usare l’ironia di mio nonno Aldo.

Entrambi Piemontesi, nati a poca distanza nelle province di Cuneo e di Asti, coetanei, del 20 Bocca del 23 il nonno. Adoperano l’ironia con quel understatement tipicamente piemontese e non cedono, se non di rado, alla comicità ma restano quasi sempre nel territorio dell’ironia.

Esibiscono quel mezzo sorriso che sottolinea la battuta ma non la accentua: quanto sono lontani da tanta comicità becera, quel voler risultare simpatici per forza, quelle risate sguaiate di questi nostri tempi.

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