Sostanza e Forma della Mozione CRUI

Nella seduta straordinaria della CRUI del 20/12 scorso è stata approvata una mozione (L’Università fuori dall’Europa) di protesta contro il taglio di 300 M EUR del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO).

Ora, nella sostanza, i rilievi sollevati dalla CRUI sono corretti e li condivido.

Quel che mi lascia un po’ perplesso è la forma con cui vengono espressi: si parla di “piano di destrutturazione del sistema [universitario]“, poi si afferma che “La CRUI respinge in toto il disegno politico che porta all’affossamento del sistema universitario nazionale“.

Sono convinto che questo modo di porre la questione sia sbagliato per due motivi:

  • La CRUI è un organo di rappresentanza che pur interagendo con la Politica non ne è parte, dovrebbe quindi lasciare tali affermazioni complottiste ad altri attori che invece si muovono nell’arena della politica
  • L’idea di un piano contro l’università non è basata su prove certe. Non credo che i vari editoriali di Giavazzi abbiano influenzato più di tanto le decisioni del governo. Temo si tratti di becera ignoranza come alcune sparate di Berlusconi danno ad intendere (“Why should we pay scientists when we make the most beautiful shoes in the world”).
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I conti dei ricchi studenti non tornano

In un recente articolo sul Corriere (Se i poveri pagano l’università ai ricchi) Andrea Ichino e Daniele Terlizzese, presentano la teoria secondo cui le famiglie povere, tramite le tasse, sussidiano gli studi dei figli delle famiglie ricche.

Alcuni dei conti sono stati contestati da Francesca Coin sul Fatto Quotidiano.

Vorrei qui soffermarmi sulle affermazioni di base da cui parte l’analisi di Ichino e Terlizzese:

  1. Le famiglie meno ricche sono il 93% (“Le famiglie con un reddito fino a 40.000 euro sono il 93%“)
  2. 1/4 degli studenti universitari proviene dalle famigli meno ricche (“da esse proviene solo un quarto degli studenti universitari italiani“)
  3. Le famiglie più ricche sono il 7% (” 7% di famiglie più ricche“)
  4. 3/4 degli studenti universitari proviene dalle famiglie più ricche (“dal 7% di famiglie più ricche vengono i restanti tre quarti“)

A queste informazioni occorre aggiungere altri due fatti (non citati nell’articolo):

  1. in Italia ci sono circa 25 milioni di famiglie con una media di 2.4 componenti ciascuna (fonte ISTAT)
  2. gli studenti universitari sono circa 1.8 milioni (fonte)

Si desume che:

  • Le famiglie ricche sono circa 1 milione e 750 mila (7% di 25 milioni) e contano circa 4 milioni e 200 mila persone (2.4 persone per famiglia)
  • Gli studenti provenienti da famiglie ricche sono circa 1 milione e 350 mila (3/4 di 1.8 milioni)

Mettendo a confronto queste due conseguenze risulta che:

Ci sono quasi 8 studenti universitari ogni 10 famiglie ricche!

Quasi un terzo delle persone che appartengono alle famiglie più ricche sono studenti universitari!

 Ovviamente queste conclusioni sono poco plausibili, ergo i dati di contesto da cui parte l’analisi presentata nell’articolo non sono corretti. O comunque non riferiti a costrutti omogenei, visto che provengono da fonti diverse.

Se le fondamenta del ragionamento sono queste le conclusioni dell’articolo non possono essere valide.

Le colpe dei baroni ricadranno sui liberi ricercatori

Nell’assegnazione del piano straordinario per la chiamata dei professori associati, alcune università non-virtuose sono state escluse. Questo significa che in questi atenei non sarà possibile per i ricercatori transitare nel ruolo di professore associato. Le stesse università inoltre non potranno procedere ad alcun tipo di assunzione (neanche di altre figure e.g. Ordinari o Amministrativi).

Avviene che le università non-virtuose, quelle che negli anni passati hanno gestito in maniera non sufficientemente oculata le risorse a disposizione, si ritrovano con una spesa per il personale (gli stipendi) che supera il 90% del finanziamento ministeriale (FFO). Un po’ semplificando, secondo l’opinione pubblica sono quegli atenei in cui i baroni hanno operato nel breve termine, pensando alla carriera dei propri vassalli e valvassori, senza curarsi del medio e lungo periodo (quello che viviamo oggi).

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Finta meritocrazia

Ovvero di come il ministro dell’Università ha promesso per il 2010 che il 10% del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per le università sarebbe stato distribuito su base meritocratica mentre in pratica la percentuale effettivamente distribuita sulla base delle valutazioni è circa l’1.3%

Il decreto di stanziamento del FFO per il 2010 (DM 655) decide che dato lo stanziamento del FFO per il 2009 (FFO09) questo subirà una decurtazione (D) del 3.72%, portando quindi ad uno stanziamento per il FFO del 2010 pari a:

FFO10 = FFO09 * (1 – D) = FFO09 * 0.9628

Una quota di tale stanziamento (QP) dichiarata pari al 10% sarà distribuita su base premiale, il resto su base storica.
Data la quota storica di un ateneo nel 2010 (QSA10), è possibile individuare il minimo garantito come FFO 2010 per l’ateneo (FFO10A):

FFO10A ≥ FFO10 * QSA10 * (1 – QP)

Un indice fondamentale è la perdita percentuale di FFO per un ateneo nel 2010 rispetto al 2009:

PERDITA = (FFO09A – FFO10A) / FFO09A
(NB: definita in modo che un calo di FFO corrisponda ad una perdita positiva)

In base a quanto detto più sopra possiamo dedurre che esiste un limite superiore a tale perdita:

PERDITA ≤ (FFO09A – FFO10 * QS10A * (1 – QP) ) / FFO09A

ovvero

PERDITA ≤ (FFO09A – FFO09 * (1 – D) * QS10A * (1 – QP) ) / FFO09A

assumendo che la quota storica di un ateneo nel 2009 sia uguale a quella nel 2010, cioè

QS09A == QS10A

e sapendo che anche nel 2009 c’era una quota storica più una quota premiale, ovvero:

FFO09A ≥ FFO09 * QS09A = FFO09 * QS10A

Possiamo riscrivere la perdita come:

PERDITA ≤ (FFO09 * QS10A – FFO09 * (1 – D) * QS10A * (1 – QP) ) / FFO09 * QS10A

ovvero:

PERDITA ≤ 1 – (1 – D) * (1 – QP)

sostituendo il valore per D abbiamo:

PERDITA ≤ 1 – 0.9628 * (1 – QP) = 0.034 + 0.9628 * QP

sostituendo anche il valore dichiarato per QP abbiamo:

PERDITA ≤ 0.0372 + 0.9628 * 0.1 = 0.13348

Quindi la perdita massima rispetto al 2009, nel caso limite di un ateneo che riceve zero di quota premiale è pari al 13.06%.

Tuttavia noi sappiamo, dalla bozza dei decreti di ripartizione del FFO, che il limite superiore per la perdita è stato fissato al 5.5% quindi possiamo andare a ricavare dalla penultima equazione il valore effettivo della quota premiale (QPE):

0.055 = 0.0372 + 0.9628 * QPE

ovvero:

QPE = (0.055 – 0.0372) / 0.9628 = 0.0184

Quindi, dato il limite massimo di perdita del 5.5%, la quota premiale effettiva risulta pari a 1.84%, circa 1/5 del 10% dichiarato.

Updated: aggiornato il 14/1/2011 alla luce del decreto di assegnazione del FFO (pubblicato il 30/12/2010).