Docenti inattivi

Leggo le dichiarazioni del Ministro carrozza:

Non si può consentire che vi siano dei professori che non abbiano produzione scientifica

Con tutto il rispetto mi permetto di obiettare. Si tratta di un’affermazione che parte dall’assunzione che ogni docente debba fare tutto e bene:

  • didattica frontale di almeno due corsi da 6 crediti
  • seguire tesi di laurea
  • seguire tirocini curriculari (e non)
  • contribuire alla gestione delle attività didattiche in commissioni con possibili compiti di coordinamento delle stesse
  • seguire come tutore dei dottorandi
  • contribuire alla gestione del dipartimento con partecipazione a commissioni dipartimentali, con eventuali compiti di coordinamento
  • contribuire alla gestione dell’ateneo con partecipazione a commissioni, con eventuali compiti di coordinamento
  • svolgere compiti di trasferimento tecnologico verso le aziende del tessuto industriale
  • contribuire a preparare e sottomettere proposte per il finanziamento di progetti di ricerca
  • partecipare a progetti di ricerca, con eventuali compiti di coordinamento
  • fare ricerca pubblicando articoli su riviste ed inoltre svolgendo disseminazione della ricerca partecipando a conferenze
  • svolgere compiti professionali come revisione di articoli e partecipare a comitati di programma di conferenze
  • partecipare a comitati editoriali di riviste internazionali

Dei punti precedenti un docente medio, come il sottoscritto, ne svolge abitualmente almeno una decina. Inevitabilmente, anche potendo delegare molte attività ad altri, occorre fare i conti con un vincolo ineludibile: il tempo.

E’ molto difficile, se non impossibile, fare contemporaneamente tutto e bene, anche se questo sembra ciò che viene richiesto.

Non sarebbe meglio poter fare solo alcune di queste cose ma dedicando il tempo necessario e facendole bene?

Ad esempio, cose c’è di male se un docente, che magari ha in passato dimostrato di saper fare discreta ricerca, si dedica prevalentemente alla didattica, magari facendo più corsi e sgravando in parte altri docenti che avrebbero più tempo per la ricerca o il trasferimento tecnologico o la gestione?

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ASN: calcolo degli indici (semplificato)

L’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) è quella procedura, introdotta dalla L.240/2010 (Gelmini), che rappresenta un passaggio necessario (ma non sufficiente) per accedere ai ruoli di Professore (Associato e Ordinario) nell’Università Italiana.

Il Decreto Ministeriale n. 76 del 7 giugno 2012 ha stabilito che l’abilitazione può essere attribuita esclusivamente ai candidati che (a) siano “giudicati positivamente secondo i criteri e i parametri” definiti nel DM e che (b) “i cui indicatori dell’impatto della produzione scientifica complessiva presentino i valori richiesti” (descritti nell’allegato A, numero 3, lettera b).

I criteri consistono nel superare la mediana di almeno due su tre degli indici, calcolati nella categoria a cui si aspira accedere. Il calcolo è abbastanza complesso, ma in alcuni casi (inizio attività di ricerca dopo il 1996) è possibile fare un calcolo semplificato utilizzando un solo database.

Update 13/9/2012: indici per gli aspiranti commissari.

Update 20/1/2014: corretti i link alle mediane.

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Sentenza TAR su Ricorso MIUR vs. PoliTo

Il 30 Agosto scorso è stata depositata presso il TAR del Piemonte la sentenza sul ricorso fatto dal MIUR contro il Politecnico di Torino sul nuovo statuto.

In merito al ricorso la stampa si era sbizzarrita, anche con titoli ad effetto, tipo “Profumo contro Profumo“, in quanto lo stesso statuto contro cui il “Ministro pro-tempore” Profumo era stato approvato mentre lo stesso Profumo era “Rettore pro-tempore” del Politecnico di Torino.

Il ricorso di fatto impugnava lo statuto del Politecnico per due motivi:

  1. Violazione in relazione all’art. 2, comma 1, lett. i) della legge 30 Dicembre 2010, n. 240
    • sostenendo che in quanto la legge (per i componenti interni) prevede la “designazione o scelta“, “il tenore letterale della disposizione esclude “in toto” la previsione di sistemi di tipo elettivo“.
  2. Difetto o, quantomeno, insufficienza della motivazione
    • sostenendo che il Politecnico non poteva motivare semplicemente sostenendo che la scelta compiuta nello statuto è coerente con il dettato della legge

La sentenza è estremamente chiara e netta su entrambi i punti. In riferimento al primo punto, spiega nel dettaglio che:

il termine “designazione” indica, in sé, solo l’atto con cui una determinata persona viene additata ad un ufficio, mentre nulla dice in ordine al soggetto che effettua tale indicazione né sui criteri e modalità seguiti a tale fine

Poi ribatte sull’argomentazione del ricorso che mentre per altri organi (es. Senato, Rettore) la legge parla esplicitamente di elezione mentre non lo fa per il CdA:

La circostanza che, invece, il legislatore non abbia fatto riferimento a meccanismi di tipo elettivo per la nomina dei membri tecnici del consiglio di amministrazione indica semplicemente che il legislatore […] ha inteso attribuire a tale organo una natura più tecnica e meno politica. Questa ultima, tuttavia, non determina l’impossibilità di ricorrere a meccanismi di tipo elettivo per la scelta dei componenti di tale organo, stante che […] i meccanismi di tipo elettivo sono oggettivamente idonei ad assicurare sia le funzioni rappresentative e partecipative, sia a svolgere un ruolo meramente selettivo.

Successivamente poi, riferendosi al secondo punto:

Le dianzi esposte ragioni danno ragione della perfetta conformità al dettato legislativo dello Statuto approvato dal Politecnico di Torino, e quindi della adeguatezza della motivazione del provvedimento […]. Detto provvedimento si è correttamente limitato a ribadire la conformità dello Statuto alla L. 240/2010 senza aggiungere ulteriori motivazioni che sarebbero state ultronee, considerato che si sarebbero tradotte in una interpretazione della normativa nazionale di riferimento e non nel dare conto dell’uso di poteri discrezionali.

In conclusione:

Il ricorso va conclusivamente respinto.

Dopo cotante motivazioni mi sentirei, personalmente, di concludere che un eventuale accanimento legale da parte del Ministero, ovvero un ricorso al Consiglio di Stato, sarebbe senz’altro ultroneo!

TAR – 500

Negli ultimi giorni mi è capitato di andare a vedere le informazioni sul TAR del Piemonte per vedere se era stata depositata la sentenza sul ricorso che il MIUR aveva fatto contro il Politecnico di Torino, sul nuovo Statuto.

Esiste un sito web istituzionale giustizia-amministrativa.it che pubblica le informazioni sulle attività dei vari TAR.

Peccato che accedendo direttamente alla pagina relativa al TAR del Piemonte, il risultato sia questo:

Ho verificato ed il risultato è lo stesso con vari browser (Safari, Chrome, Firefox e pure Lynx): 500 Internal Server Error.

Se da un lato mi fa molto piacere che i TAR rendano accessibili in rete le informazioni sulle sentenze, resto un po’ spiazzato dalla scarsa qualità della realizzazione.

Un esempio di come non basta dire “è in rete” ma bisogna anche vedere “come”.

Sarebbe anche interessante vedere se e come inserire questi aspetti in un più ampio contesto di agenda digitale, ad esempio applicando i principi di open-data.

Piccole incoerenze

Il già discusso decreto interministeriale che stanzia il primo troncone di risorse per il Piano Straordinario per la Chiamata di Professori Associati, prevede che le chiamate vengano fatte secondo le procedure degli art. 18 e 24 comma 6 della legge 204/2010 (Gelmini). Fino a quando non ci saranno abilitati interni le procedure ex art.24 non si possono applicare, restano quindi le procedure dell’art. 18, il cui comma 1, lettera a recita (mio il grassetto):

a) pubblicità del procedimento di chiamata sul sito dell’ateneo e su quelli del Ministero e dell’Unione europea; specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari; informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i doveri e sul relativo trattamento economico e previdenziale;

Peccato che, ad oggi, manchi ancora il decreto sulla revisione del trattamento economico dei professori universitari.

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