Produttività di un dipartimento

Tra qualche giorno dovrebbero uscire i risultati della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2004-2010, condotta dall’ANVUR sul sistema della ricerca italiano. Verranno valutati gli atenei ma anche le strutture al loro interno: i dipartimenti.

Mi chiedo allora: quante pubblicazioni dovrebbe produrre un buon dipartimento?

Una risposta non troppo precisa potrebbe arrivare da un altro esercizio dell’ANVUR: l’abilitazione scientifica nazionale (ASN). Per valutare i docenti abilitandi, sono state calcolate le mediane di vari indicatori, tra cui il numero di articoli su riviste (indicizzate).

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ASN: scelta delle pubblicazioni

Con l’approssimarsi della scadenza per le domande di partecipazione all’Abilitazione Scientifica Nazionale (20 Novembre), un problema inizia ad essere rilevante: la scelta delle pubblicazioni da presentare.

Provo a riepilogare qui le mie considerazioni personali, con l’idea che possano essere utili anche ad altri. Il punto di riferimento principale è il DM 76/2012.

Quante pubblicazioni?

Il numero massimo di pubblicazioni presentabili per l’ASN dipende dall’Area ed è definito nell’ allegato C (per la I fascia) e allegato E (per la II fascia) del DM 76.

Nel caso mio (Area 9 – Ingegneria Industriale e dell’Informazione) sono 20 per la I fascia e 14 per la II fascia.

Quali pubblicazioni?

I commi relativi alla valutazione delle pubblicazioni sono i commi 2 e 3 degli articoli 4 e 5 del DM 76 (che sono praticamente identici ma riguardano la I e la II fascia rispettivamente). Ho provato a schematizzare tutti i criteri e parametri che sono menzionati nella legge in questa mind-map.

Gli elementi che (secondo me) possono essere in qualche modo quantificati e verificati sono quelli segnati con il segno di spunta. In base a questo le linee guida che si potrebbero seguire per scegliere le pubblicazioni sono (partendo dai parametri)

  • Numero: presentare il numero massimo di pubblicazioni consentite
  • Tipo: è ragionevole presumere sia meglio privilegiare tipologie di pubblicazioni più pregiate, ovvero per i settori scientifici/bibliometrici: prima le riviste, poi le conferenze, poi altro; tra le riviste un criterio ragionevole potrebbe essere quello delle fasce definite per la VQR.
  • Distribuzione temporale: occorre privilegiare le pubblicazioni negli ultimi 5 anni (direi a parità di altri indicatori)
  • Impatto: per semplificare (in linea con ANVUR) assumerei che l’impatto è dato dal numero di citazioni
  • Apporto individuale: non essendoci alcuna informazioni strutturata a tal proposito, penso convenga privilegiare pubblicazioni con pochi autori, in cui il contributo individuale (assumendo in assenza di altre informazioni che sia paritetico) è più elevato
  • Peer-review: occorre privilegiare le pubblicazioni sottoposte ad una peer-review rispetto a quelle che non lo sono state.

Qual’è l’importanza relativa (peso) di ciascuno di queste linee guida credo che sia difficile da dire. Probabilmente peserà molto la sensibilità delle commissioni (in corso di pubblicazione in queste ore).

In sintesi, questa è la mia lettura della legge, se qualche lettore di passaggio avesse opinioni diverse o suggerimenti sono ben contento di discuterne.