Concorsi con sorteggio

La nuova modalità dei concorsi per professori universitari di I e II fascia lascia non poche perplessità. Le possiamo classificare in tre macro-categorie:

  • meccanismi di elezione
  • composizione delle commissioni
  • efficacia

Meccanismi di elezioni

Benedetta Pacelli su Italia Oggi del 21/11 osserva, con calcoli approssimati e sempicisitici, che il numero di docenti richiesti dal meccanismo supera quelli in ruolo. Daniele Checci su LaVoce osserva, con riferimento ai settori SECS-P, che l’entità dell’operazione rischia di coinvolgere un largo numero di docenti.

Proviamo ad aggiungere altre informazioni facendo i conti con riferimento a ING-INF/05, settore in cui ci sono (ad oggi) 210 ordinari e sono stati banditi 7 posti da Ordinario e 15 da Associato. Sono già stati nominati 22 ordinari come membri interni. Per i concorsi da Ordinario si dovranno eleggere 80 (=7*4*3) membri potenziali, mentre per quelli da Associatio 180 (=15*4*3). In pratica ogni Ordinario ha il 97% di probalità di essere eletto ed il 45% di essere sorteggiato in una commissione.

A parte l’impegno di partecipare ai lavori delle commissioni di concorso. Come si può pensare che una persona normale abbia in mente un elenco enorme di nomi da votare? E ammesso che li abbia, quanto tempo passa in cabina elettorale per inserirli?

Comunque qualunque seria considerazione di dettaglio può essere fatta solo dopo i decreti attuativi o la conversione in legge, altrimenti rischiamo di dare i numeri. Lo afferma anche Giavazzi su LaVoce, anche se le sue affermazioni sono un po’ di parte in quanto consigliere del Ministro.

Mi preme sottolineare che il numero di assunzioni che ho dovuto fare (a causa di ambiguità e lacune nel DL 180) per calcolare i quattro dati di cui sopra è notevole. Morale: sono una stima mooolto approssimata, non ha senso trarre conclusioni serie.

Composizione delle commissioni

Il DL180 esclude gli Associati dalle commissioni per i concorsi da Associato (e pure i Ricercatori per i concorsi da Ricercatore). La motivazione di base è che tendenzialmente gli Associati dovendo ancora progredire nella carriera ed essendo potenzialmente in un commissione assieme ad Ordinari che li giudicheranno in un altro concorso, potrebbero essere succubi degli Ordinari.

Questa scelta ha come conseguenza diretta un maggiore impegnio di Ordinari nella commissioni.

Inoltre, come lamenta Laura, gli associati vengono considerati categoria inferiore e si lascia tutto l’arbitrio nelle mani degli Ordinari (baroni?).

Efficacia

Ma alla fine quanto conterà il merito dei candidati?

Da quanto capisco, nei concorsi comanda il membro interno che decide almento un idoneo, per le idoneità aggiuntive gli altri ordinari possono dire la loro. Il meccanismo di sorteggio essenzialmente ostacola possibili accordi di scambio sulle seconde idoneità.

Il membro intero è solitamente l’espressione di un gruppo di potere all’interno dell’ateno che ha bandito il concorso. Quindi se il gruppo di potere ha intenzioni virtuose, il concorso sarà virtuoso, altrimenti no.

Quello che manca e che viene toccato minimamente dal DL180 è il driver: in questo concordo pienamente con Fuggetta. Se non hai un incentivo a comportarti virtuosamente tendi a cuarare i tuoi interessi. Ma il problema nello stabilire serio driver è sia a livello nazionale che a livello locale.

In Italia un certa parte delle università è tuttaltro che virtuosa e non accetteranno mai volentiere un driver che le penalizzi: può solo essere imposto dall’alto. A livello locale, il comportamento da casta è purtroppo diffuso. Consideriamo l’unico momento di verifica nella carriera di un docente: la conferma in ruolo. Non ho dati certi ma da fonti anedottiche risulta che la percentuale di docenti che non vengono confermati in ruolo sia praticamente uguale a 0. Ovvero nessuna commissione (tra le decine di migliaia) ha mai commesso un errore e designato come idoneo un docente che si è poi rivelato non meritevole: un paradosso della statistica.